Nonni scoprono il vero motivo per cui il nipote ha abbandonato l’università: non era quello che pensavano

Vedere un nipote che frequenta l’università senza entusiasmo, che rimanda gli esami o che abbandona percorsi formativi può generare nei nonni un senso di frustrazione profonda. La distanza generazionale sembra amplificarsi proprio quando vorrebbero essere d’aiuto, e il timore di risultare anacronistici o invadenti blocca molte iniziative. Eppure, il ruolo dei nonni nel sostenere i giovani adulti durante il percorso formativo può rivelarsi determinante, a condizione di trovare modalità di comunicazione autentiche e rispettose dell’autonomia dei ragazzi.

Comprendere le radici della demotivazione senza giudicare

La prima tentazione, di fronte a un nipote demotivato, è quella di confrontare la sua situazione con la propria giovinezza. Questo approccio, per quanto naturale, crea immediatamente una barriera. I giovani adulti di oggi affrontano un contesto formativo e lavorativo radicalmente diverso: università sovraffollate, aspettative di perfezione alimentate dai social media, precarietà lavorativa strutturale e una pressione psicologica elevata.

La demotivazione accademica raramente è pigrizia. Spesso nasconde ansia da prestazione, paura del fallimento, difficoltà nell’individuare un senso al percorso intrapreso o semplicemente la consapevolezza di aver scelto un indirizzo sbagliato. Circa il 35% degli studenti universitari italiani sperimenta livelli clinicamente significativi di ansia legata allo studio, una realtà che richiede comprensione piuttosto che giudizio.

Strategie di ascolto attivo che aprono il dialogo

Prima di offrire consigli o incoraggiamenti, i nonni possono costruire uno spazio di ascolto autentico. Questo richiede domande aperte e non giudicanti: invece di chiedere “Quando darai quell’esame?”, provare con “Come ti senti rispetto al tuo percorso in questo momento?”. La differenza è sostanziale e crea immediatamente un clima di fiducia.

L’ascolto generativo non cerca soluzioni immediate, ma permette al giovane di articolare pensieri e paure che magari non ha mai verbalizzato. I nonni, avendo meno coinvolgimento emotivo diretto rispetto ai genitori, possono offrire questo spazio neutro dove il nipote si sente libero di esprimersi senza deludere aspettative familiari pressanti.

Creare momenti informali di connessione

Le conversazioni più profonde raramente avvengono durante “summit familiari” programmati. Meglio sfruttare occasioni informali: una passeggiata, la preparazione di un piatto tradizionale insieme, una gita fuori porta. In questi contesti il giovane adulto abbassa le difese e può aprirsi spontaneamente, rivelando preoccupazioni che altrimenti resterebbero nascoste.

Condividere esperienze senza imporre modelli

I nonni possiedono un patrimonio prezioso: decenni di vita vissuta, con successi ma anche fallimenti, cambi di direzione, momenti di smarrimento. Raccontare la propria vulnerabilità passata può essere più efficace di qualsiasi discorso motivazionale. “Anch’io a trent’anni ho cambiato strada completamente” oppure “Ho lasciato un lavoro sicuro per inseguire qualcosa che sentivo più mio” sono narrazioni che umanizzano, normalizzano il dubbio e offrono prospettive senza predicare.

L’importante è presentare queste storie come testimonianze personali, non come ricette da replicare. Il contesto è diverso, le soluzioni anche, ma la condivisione emotiva crea un ponte tra generazioni che può rivelarsi fondamentale nei momenti di difficoltà.

Offrire supporto concreto e non convenzionale

Oltre alle parole, i nonni possono proporre forme di sostegno pratico che i genitori, troppo vicini emotivamente, faticano a offrire. Finanziare un corso breve su un interesse specifico, un viaggio formativo o un workshop pratico potrebbe riaccendere la motivazione sopita. Attraverso la propria rete di conoscenze, è possibile suggerire stage o periodi di osservazione in ambiti che potrebbero interessare il nipote, aprendo porte che altrimenti resterebbero chiuse.

Regalare sedute con un orientatore professionale o un career coach può essere più utile di mille conversazioni. Offrire supporto per l’affitto o le spese quotidiane può ridurre l’ansia che spesso accompagna il percorso universitario, permettendo al ragazzo di concentrarsi sulle scelte formative piuttosto che sulle preoccupazioni economiche immediate.

Riconoscere quando fare un passo indietro

La saggezza generazionale include anche sapere quando il proprio intervento non è quello necessario. Se il nipote manifesta segnali di disagio psicologico profondo, i nonni possono suggerire delicatamente un supporto professionale, normalizzando la richiesta di aiuto psicologico come gesto di forza e non di debolezza.

A volte il miglior sostegno è comunicare incondizionata fiducia: “Qualunque strada sceglierai, noi crediamo in te”. Questo messaggio, apparentemente semplice, può alleggerire il peso di aspettative familiari percepite come soffocanti e dare al giovane lo spazio mentale necessario per ritrovare la propria direzione.

Cosa frena di più uno studente universitario demotivato?
Ansia da prestazione
Percorso di studi sbagliato
Pressione delle aspettative familiari
Mancanza di senso nel percorso
Precarietà del futuro lavorativo

Il valore dell’esempio silenzioso

I nonni che continuano a coltivare curiosità intellettuale, che leggono, si informano, apprendono nuove competenze anche in età avanzata, trasmettono un messaggio potentissimo: l’apprendimento è un processo vitale continuo, non una fase da superare velocemente per ottenere un titolo. Questo modello vivente può essere più influente di qualsiasi esortazione verbale, mostrando concretamente che la formazione personale non ha scadenze né limiti di età.

Costruire alleanze rispettose con i genitori

L’intervento dei nonni funziona meglio quando coordinato con i genitori del ragazzo, evitando messaggi contraddittori o triangolazioni dannose. Un confronto preventivo aiuta a individuare strategie comuni, pur mantenendo ciascuno il proprio ruolo distintivo: i genitori mantengono la responsabilità educativa, i nonni offrono uno sguardo complementare e meno gravato da aspettative immediate.

Questa collaborazione intergenerazionale crea attorno al giovane adulto una rete di sostegno articolata, dove può trovare ascolto, consiglio pratico e quella prospettiva di lungo periodo che solo chi ha attraversato diverse stagioni della vita può offrire. Il senso di impotenza dei nonni si trasforma così in presenza significativa, discreta ma determinante, nel momento in cui i nipoti costruiscono faticosamente la propria strada nel mondo.

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