Controlli sempre questa scritta sulla mozzarella: se manca stai buttando i soldi e premiando chi ti inganna

Quando ci troviamo davanti al banco frigo del supermercato e vediamo quella confezione di mozzarelle in offerta speciale, il primo impulso è spesso quello di riempire il carrello. Dopotutto, chi non ama risparmiare su un prodotto così versatile e amato? Eppure, dietro quel prezzo allettante potrebbe celarsi una realtà che pochi consumatori si fermano ad analizzare: l’origine geografica del prodotto potrebbe essere molto diversa da quella che il packaging suggerisce.

Quando il tricolore inganna: l’arte del packaging evocativo

Le confezioni di mozzarella sanno essere straordinariamente persuasive. Bandiere italiane stilizzate, paesaggi bucolici che ricordano la Campania, nomi che evocano tradizione e italianità: tutti elementi visivi che costruiscono nella mente del consumatore l’idea di un prodotto genuino e locale. La verità, però, si nasconde spesso in caratteri microscopici sul retro della confezione, dove è riportata l’effettiva provenienza del latte utilizzato.

Questo fenomeno prende il nome di Italian sounding, una pratica legale ma eticamente discutibile che sfrutta l’immaginario positivo associato ai prodotti italiani senza garantirne effettivamente l’origine. Secondo il Ministero delle politiche agricole, questo fenomeno riguarda prodotti che evocano l’Italia nel nome o nel packaging ma non ne hanno l’origine, con un giro d’affari stimato in 60 miliardi di euro annui a livello globale. Una mozzarella può essere prodotta in Italia ma utilizzare latte proveniente da allevamenti esteri, oppure può essere interamente realizzata all’estero e poi distribuita attraverso canali che ne mascherano la vera natura.

Il latte straniero: una questione di trasparenza

Dal 2017 esiste l’obbligo di indicare in etichetta il Paese di mungitura, trasformazione e confezionamento del latte, come previsto dal decreto legislativo che recepisce il Regolamento UE sull’etichettatura alimentare. Si tratta di un’importante conquista per i consumatori, ma che richiede attenzione nella lettura. Le diciture non sono sempre immediatamente visibili e molti acquirenti, attratti dal prezzo promozionale, non si soffermano a verificare queste informazioni cruciali.

Il latte utilizzato per produrre mozzarella può provenire da diversi Paesi europei ed extraeuropei: Germania, Francia, Polonia, Repubblica Ceca, ma anche da nazioni più lontane. Un’indagine di Coldiretti del 2023 ha rilevato che il 47% del latte usato per la mozzarella in Italia proviene dall’estero, principalmente da Germania, Polonia e Francia. Questo non significa necessariamente che la qualità sia inferiore dal punto di vista igienico-sanitario, ma rappresenta certamente una differenza sostanziale rispetto a ciò che il consumatore si aspetta quando immagina di acquistare un prodotto italiano.

Le offerte sospette: perché quel prezzo così basso?

Le promozioni aggressive sulle mozzarelle dovrebbero sempre far scattare un campanello d’allarme. Spesso questi prezzi ribassati nascondono strategie commerciali precise: smaltimento di scorte in prossimità di scadenza, prodotti con margini di profitto già ridotti grazie all’utilizzo di materie prime meno costose, oppure tecniche di vendita che puntano sul volume più che sulla qualità.

Un prodotto caseario fresco come la mozzarella ha costi di produzione ben definiti: il latte di qualità ha un prezzo, la lavorazione artigianale richiede tempo e competenza, la logistica refrigerata è costosa. Secondo un’analisi di Federalimentare, il prezzo del latte crudo italiano è mediamente del 20-30% superiore a quello importato da Polonia o Germania, influenzando i costi finali della mozzarella. Quando il prezzo finale scende troppo, qualcosa nella filiera è stato necessariamente sacrificato.

Come riconoscere le mozzarelle con origine mascherata

Esistono alcuni segnali che possono aiutare il consumatore attento a individuare prodotti dalla provenienza ambigua. Il prezzo insolitamente basso rispetto alla media di mercato dovrebbe destare sospetti, anche considerando l’offerta promozionale. Un packaging ricco di simboli evocativi ma povero di informazioni concrete sull’origine rappresenta un altro campanello d’allarme, così come le etichette con scritte in caratteri molto piccoli per quanto riguarda la provenienza del latte. Anche le denominazioni generiche che non specificano alcuna certificazione di origine e le date di scadenza ravvicinate che suggeriscono necessità di smaltimento rapido meritano attenzione.

Le certificazioni che contano davvero

Per chi desidera acquistare mozzarella con garanzie certe sull’origine, esistono strumenti di tutela importanti. La Mozzarella di Bufala Campana DOP è una Denominazione di Origine Protetta riconosciuta dall’Unione Europea dal 1996, che richiede latte di bufala proveniente esclusivamente dalla Campania e produzione nel medesimo territorio. La Mozzarella STG (Specialità Tradizionale Garantita), riconosciuta nel 2016, garantisce il metodo tradizionale di produzione con latte di vacca pastorizzato, ma non vincola l’origine del latte a un territorio specifico. Questi prodotti hanno costi superiori, ma offrono trasparenza totale sulla filiera.

Anche la dicitura “100% latte italiano” presente in etichetta rappresenta una garanzia concreta, purché accompagnata dalle specifiche richieste dalla normativa vigente. Questi prodotti raramente si trovano nelle promozioni più aggressive, proprio perché il costo della materia prima non consente margini di ribasso eccessivi.

Il vero costo dell’inconsapevolezza

Scegliere una mozzarella basandosi esclusivamente sul prezzo in offerta significa rinunciare alla consapevolezza. Il risparmio immediato potrebbe tradursi in un costo nascosto: quello di sostenere pratiche commerciali poco trasparenti, di contribuire alla marginalizzazione dei produttori locali che lavorano con materie prime autentiche, di rinunciare a sapori e caratteristiche organolettiche distintive.

La mozzarella prodotta con latte italiano presenta differenze evidenti rispetto a quella con latte importato: maggiore cremosità e sapore più dolce, dovute a fattori come la composizione lipidica e il regime alimentare delle vacche allevate in Italia. Dettagli che solo la conoscenza della vera origine può garantire.

Ogni volta che riempiamo il carrello, esercitiamo un potere enorme: quello di orientare il mercato. Leggere attentamente le etichette, diffidare delle offerte troppo convenienti, privilegiare la trasparenza sulla provenienza sono gesti semplici ma rivoluzionari. La mozzarella sul nostro piatto racconta una storia: sta a noi decidere se vogliamo conoscerla davvero o accontentarci di una narrazione costruita a tavolino dal marketing.

Quando compri mozzarella in offerta controlli la provenienza del latte?
Sempre leggo tutto sul retro
Mai ci penso solo al prezzo
Solo se costa davvero troppo poco
Compro solo DOP o STG
Non sapevo fosse importante

Lascia un commento