Ecco i 5 motivi psicologici nascosti per cui le persone tradiscono, secondo la psicologia

Parliamoci chiaro: il tradimento è uno di quegli argomenti che ci mette tutti a disagio, ma che allo stesso tempo ci affascina tremendamente. Quando scopriamo che qualcuno ha tradito il proprio partner, la prima reazione è spesso di giudizio immediato. Eppure, dietro ogni infedeltà si nasconde un intreccio complesso di emozioni, bisogni insoddisfatti e meccanismi psicologici che vale la pena esplorare. Non per giustificare chi tradisce, ma per capire davvero cosa accade nella mente umana e nelle dinamiche di coppia.

La psicologia moderna ci ha regalato intuizioni preziose su questo tema così spinoso. Ricercatori come John Gottman, che ha dedicato decenni allo studio delle relazioni di coppia e ha analizzato oltre tremila coppie, hanno identificato schemi precisi che portano al tradimento. Teorici come John Bowlby con la sua teoria dell’attaccamento, sviluppata attraverso gli studi sugli effetti della separazione materna negli anni Cinquanta e Sessanta, ci hanno mostrato che l’infedeltà raramente è solo questione di attrazione fisica. È piuttosto il sintomo visibile di problematiche più profonde, spesso radicate nell’infanzia o in bisogni emotivi che non trovano risposta nella relazione.

Oggi esploriamo i cinque motivi psicologici più comuni che possono spingere una persona verso l’infedeltà. Comprendere questi meccanismi può aiutarci a riconoscere segnali di vulnerabilità nella nostra coppia prima che sia troppo tardi, oppure semplicemente a capire meglio la complessità dell’animo umano.

L’Insoddisfazione Emotiva: Quando il Cuore Resta Affamato

Pensate a una situazione che probabilmente avete vissuto o osservato: una persona vive con qualcuno che tecnicamente fa tutto quello che dovrebbe fare. Porta a casa lo stipendio, si occupa della casa, è fisicamente presente. Eppure, quando prova a raccontare della sua giornata difficile, riceve un “uh-huh” distratto mentre il partner scrolla il telefono. Oppure quando ha bisogno di conforto, arrivano soluzioni pratiche invece che abbracci. Benvenuti nel mondo dell’insoddisfazione emotiva, uno dei più potenti motori dell’infedeltà.

Gottman ha identificato la mancanza di connessione emotiva come fattore chiave che porta all’infedeltà. Ha documentato come la mancata risposta emotiva bidirezionale crei un vuoto pericoloso che spinge le persone a cercarlo altrove. Quando i bisogni emotivi fondamentali – sentirsi ascoltati, compresi, apprezzati, desiderati – non trovano risposta nella relazione primaria, si apre una voragine. Non è questione di drammi da film: spesso si tratta di piccole disconnessioni quotidiane che si accumulano nel tempo.

La persona emotivamente insoddisfatta non necessariamente smette di amare il partner. Quello che accade è più sottile: inizia a sentirsi invisibile, non importante, emotivamente sola anche se condivide il letto con qualcuno ogni notte. E quando arriva qualcuno – un collega, un vecchio amico, persino uno sconosciuto – che finalmente la vede davvero, che la ascolta con attenzione, che mostra interesse genuino per i suoi pensieri ed emozioni, la tentazione può diventare travolgente.

Questo non giustifica il tradimento, ovviamente. Ma ci aiuta a capire che mantenere viva la connessione emotiva richiede impegno costante. Non basta convivere: bisogna continuare a connettersi ogni giorno, anche nei modi più piccoli. Una domanda autentica su come sta andando la giornata, un abbraccio non richiesto, cinque minuti di attenzione totale senza distrazioni possono fare la differenza tra una relazione che nutre e una che affama.

La Fame di Validazione: Quando l’Autostima Dipende dagli Altri

Eccoci al secondo motivo, quello che Carl Rogers – uno dei padri della psicologia umanistica – avrebbe riconosciuto immediatamente nella sua teoria centrata sulla persona: la ricerca disperata di validazione esterna. Alcune persone portano dentro di sé una vocina fastidiosa che ripete continuamente: “Non sei abbastanza. Non sei interessante. Non sei attraente. Non vali.”

Questa bassa autostima non è qualcosa di cui vergognarsi – spesso affonda le radici in esperienze infantili difficili o in messaggi negativi ricevuti durante la crescita. Il problema è che quando l’autostima è fragile, si diventa dipendenti dagli sguardi esterni per sentirsi bene con se stessi. È come avere un serbatoio bucato: per quanto amore riceva dal partner, non è mai abbastanza per riempirlo.

E qui entra in gioco il tradimento come strategia disfunzionale. Conquistare qualcuno di nuovo, sentirsi desiderati da una persona diversa, vivere l’eccitazione della fase iniziale di una relazione: tutto questo fornisce un’iniezione potentissima di autostima. Uno studio del 2017 pubblicato sul Journal of Sex Research ha rilevato che il bisogno di validazione sessuale e l’autostima bassa sono predittori significativi di infedeltà, specialmente nelle donne, fungendo da sollievo temporaneo per l’insicurezza cronica.

Rogers parlava dell’importanza dell’autostima incondizionata – quella che non dipende dalle conferme esterne. Chi tradisce per bisogno di validazione sta in realtà cercando all’esterno qualcosa che può trovare solo dentro di sé. Il partner stabile, per quanto amorevole, diventa “scontato” col tempo, mentre ogni nuova conquista offre quel brivido di conferma: “Sono ancora desiderabile! Valgo qualcosa!”

Naturalmente, questa strategia è destinata a fallire. La sensazione positiva dura poco, il senso di colpa si fa strada, e la vera insicurezza rimane intatta. Ma nel momento della tentazione, la promessa di sentirsi finalmente “abbastanza” può essere irresistibile per chi ha un’autostima fragile.

Gli Echi dell’Infanzia: Come l’Attaccamento Insicuro Predispone al Tradimento

Ora arriviamo a un territorio davvero affascinante: la teoria dell’attaccamento. Bowlby ha rivoluzionato la nostra comprensione delle relazioni dimostrando che il modo in cui ci leghiamo agli altri da adulti è profondamente influenzato dal tipo di legame che abbiamo sviluppato con i nostri caregiver durante l’infanzia, come documentato nella sua trilogia Attachment and Loss pubblicata tra il 1969 e il 1980.

Esistono diversi stili di attaccamento, ma quelli che ci interessano qui sono gli stili insicuri. Chi ha sviluppato un attaccamento ansioso, per esempio, ha imparato fin da piccolo che l’amore è imprevedibile, che le figure di riferimento possono essere disponibili un momento e distanti il successivo. Risultato? Da adulti, queste persone vivono le relazioni in uno stato di ansia costante, terrorizzate dall’abbandono. Uno studio del 2019 pubblicato su Personal Relationships ha trovato che individui con attaccamento ansioso hanno probabilità due volte e mezzo maggiori di tradire per paura di abbandono.

Paradossalmente, proprio questa paura dell’abbandono può spingere verso l’infedeltà. Come? Attraverso quello che gli psicologi chiamano “profezia che si autoavvera”. La persona con attaccamento ansioso è così convinta che il partner prima o poi la lascerà, che inconsciamente sabota la relazione tradendo – quasi a voler controllare l’inevitabile abbandono invece che subirlo passivamente. È un meccanismo difensivo terribile: “Ti lascio io prima che tu lasci me.”

Poi c’è l’attaccamento evitante: chi ha imparato fin da piccolo che esprimere bisogni emotivi porta solo a delusioni, che è meglio non dipendere da nessuno. Queste persone da adulte faticano tremendamente con l’intimità autentica. Si sentono soffocate quando qualcuno si avvicina troppo emotivamente, e il tradimento può diventare un modo per mantenere le distanze, per avere una “via di fuga” emotiva che impedisce di impegnarsi completamente.

La cosa affascinante – e un po’ triste – è che questi schemi si formano prima ancora che impariamo a parlare. Un bambino che piange senza ricevere conforto costante, o che riceve attenzioni imprevedibili, sta già costruendo il modello relazionale che porterà nell’età adulta. Comprendere il proprio stile di attaccamento può essere il primo passo per spezzare questi schemi disfunzionali che altrimenti rischiamo di ripetere per tutta la vita.

Quale meccanismo psicologico nasconde più spesso un tradimento?
Insoddisfazione emotiva
Bisogno di validazione
Attaccamento ansioso
Noia e routine
Paura dell'intimità

La Trappola della Routine: Quando la Noia Diventa Insopportabile

Ah, la routine. Quella cosa che da un lato ci dà sicurezza e stabilità, dall’altro può trasformare la relazione più appassionata in un copione ripetitivo che conosciamo a memoria. Sveglia, caffè, lavoro, cena, serie tv, letto. Ripeti. All’infinito. E prima che ce ne accorgiamo, il partner è diventato una presenza familiare come il divano o il frigorifero.

Alcuni cervelli umani sono particolarmente sensibili alla ricerca di novità e stimolazione. Non è questione di essere superficiali o immaturi – è letteralmente una caratteristica neurologica legata a tratti come il sensation seeking, la ricerca di sensazioni forti. Queste persone hanno bisogno di nuove esperienze, di imprevedibilità, di eccitazione per sentirsi vive. E quando la relazione diventa troppo prevedibile, iniziano a soffrire.

Il problema è che la fase iniziale di ogni relazione è naturalmente eccitante: c’è il mistero della scoperta, l’incertezza che aumenta l’adrenalina, la novità che rende ogni momento speciale. Ma poi, inevitabilmente, arriva la fase della stabilità. Per chi ha un alto bisogno di stimoli forti, questa stabilità può sembrare una prigione dorata. Il partner diventa prevedibile, i gesti d’amore diventano rituali, le conversazioni seguono binari conosciuti.

L’infedeltà, in questo contesto, diventa un modo per replicare l’eccitazione della fase iniziale. Ogni nuova relazione extraconiugale offre quel cocktail inebriante di mistero, rischio, novità e adrenalina che manca nella relazione stabile. È come passare dal caffè decaffeinato all’espresso doppio: improvvisamente ti senti di nuovo sveglio, vivo, interessante. Il pericolo di essere scoperti aggiunge persino un elemento di brivido che intensifica l’esperienza.

Ma qui c’è un inganno fondamentale: quella persona sta confondendo l’eccitazione della novità con la qualità della connessione. Qualsiasi relazione nuova sembra più eccitante di quella vecchia, semplicemente perché è nuova. Ma anche quella nuova relazione, col tempo, diventerà routine. È un circolo vizioso che alcune persone ripetono infinite volte, sempre alla ricerca di quella scarica di novità che inevitabilmente svanisce dopo pochi mesi.

La Paura dell’Intimità Autentica: Quando Avvicinarsi Fa Troppo Paura

Eccoci all’ultimo motivo, forse il più controintuitivo: alcune persone tradiscono proprio quando la relazione sta diventando più profonda e intima. Sembra assurdo, vero? Eppure ha perfettamente senso se capiamo che per alcuni l’intimità vera – quella vulnerabilità totale che richiede di mostrare anche le parti meno belle di sé – è terrificante.

L’intimità autentica richiede di togliere le maschere, di essere visti per quello che siamo veramente, con tutte le nostre insicurezze, paure e imperfezioni. Per chi è cresciuto imparando che essere vulnerabili significa essere feriti, che mostrare debolezza porta al rifiuto, questa prospettiva è paralizzante. Uno studio del 2011 pubblicato sul Journal of Family Psychology ha correlato la paura dell’intimità con l’infedeltà come meccanismo di evitamento della vulnerabilità.

Il tradimento, in questo scenario, diventa una forma di disinvestimento emotivo. È come se la persona dicesse inconsciamente: “Non posso permettermi di mettere tutte le mie uova in questo paniere emotivo. È troppo rischioso. Se mi affido completamente a te e poi mi ferisci, sarò distrutto. Meglio mantenere delle opzioni, diversificare gli investimenti affettivi.” È una strategia di sopravvivenza emotiva, per quanto distruttiva.

Questo meccanismo di difesa è particolarmente comune in chi ha vissuto tradimenti o abbandoni significativi in passato – non necessariamente romantici, ma anche nella famiglia di origine. Un genitore che prometteva e poi spariva, un caregiver che alternava calore e freddezza imprevedibilmente, un tradimento importante vissuto in prima persona: tutte queste esperienze insegnano che fidarsi completamente è pericoloso.

Il paradosso è crudele: proprio quando il partner vorrebbe avvicinarsi di più, costruire una connessione più profonda, la persona con paura dell’intimità inconsciamente sabota tutto. Il tradimento crea distanza, introduce segreti, rompe la fiducia – tutto quello che serve per mantenere quella “sicura” distanza emotiva che impedisce una vera vulnerabilità.

Comprendere per Costruire Relazioni Più Sane

Dopo questo viaggio nei meandri della psicologia dell’infedeltà, una cosa dovrebbe essere chiara: il tradimento è raramente questione di semplice desiderio fisico o di “trovare qualcuno di meglio”. È quasi sempre il sintomo di qualcosa di più profondo – ferite non guarite, bisogni non riconosciuti, schemi appresi nell’infanzia che continuano a dirigere la nostra vita adulta.

Questo non significa giustificare chi tradisce. La comprensione non equivale all’approvazione. Chi sceglie di tradire sta comunque compiendo una scelta dannosa che ferisce profondamente un’altra persona. Esistono sempre alternative più mature: comunicare i propri bisogni apertamente, cercare una terapia di coppia, o se necessario, chiudere onestamente una relazione prima di iniziarne un’altra. Il tradimento non è mai l’unica opzione disponibile, anche se a volte può sembrarlo.

Ma comprendere questi meccanismi può essere prezioso in diversi modi. Se siete in una relazione, riconoscere questi segnali – in voi stessi o nel partner – può aiutarvi ad affrontare le vulnerabilità prima che si trasformino in comportamenti distruttivi. Se siete stati traditi, capire le dinamiche psicologiche coinvolte può aiutarvi a elaborare l’esperienza senza personalizzarla eccessivamente: spesso il tradimento dice molto più sul traditore che sulla persona tradita.

Lavorare sulle Vulnerabilità: La Prevenzione È Possibile

La buona notizia è che molte di queste vulnerabilità possono essere affrontate e risolte. Un attaccamento insicuro non è una condanna a vita: attraverso relazioni sane, autoconsapevolezza e quando necessario una buona terapia, è possibile sviluppare uno stile di attaccamento più sicuro anche da adulti. Il cervello mantiene una certa plasticità per tutta la vita, e i vecchi schemi possono essere riscritti con impegno e supporto adeguato.

La bassa autostima può essere lavorata, imparando a costruire un senso di valore che viene dall’interno piuttosto che dalle continue conferme esterne. L’insoddisfazione emotiva può essere comunicata e affrontata in coppia, magari con l’aiuto di un terapeuta che faciliti la connessione. La noia può essere combattuta introducendo intenzionalmente novità e avventura nella relazione esistente – date sorpresa, nuove attività insieme, rottura deliberata delle routine – invece che cercandola altrove. E la paura dell’intimità può essere gradualmente superata, imparando che la vulnerabilità, per quanto spaventosa, è anche la porta verso connessioni profondamente gratificanti.

La chiave è l’autoconsapevolezza. Riconoscere i propri pattern, capire da dove vengono, e fare scelte consapevoli invece che agire per pilota automatico seguendo schemi appresi decenni fa. Non è facile, richiede coraggio e onestà brutale con se stessi. Significa guardarsi allo specchio e ammettere le proprie fragilità, i propri bisogni insoddisfatti, le proprie paure. Ma è possibile, e i risultati possono trasformare non solo le relazioni ma l’intera qualità della vita.

Le relazioni sono forse l’aspetto più complesso e sfidante dell’esperienza umana. Ci chiedono di bilanciare bisogni individuali e di coppia, autonomia e connessione, sicurezza e crescita. Non sorprende che a volte le cose vadano storte. Ma con comprensione, compassione verso se stessi e gli altri, e impegno genuino, possiamo costruire relazioni più sane e soddisfacenti. Possiamo spezzare i cicli distruttivi che magari si ripetono nella nostra famiglia da generazioni. Possiamo scegliere di fare diversamente.

Lascia un commento