Intollerante al lattosio e compri ricotta: ecco l’errore che quasi tutti commettono al supermercato

Quando acquistiamo la ricotta al supermercato, diamo spesso per scontato che stiamo portando a casa un prodotto semplice e naturale. Eppure, dietro l’apparente semplicità di questo latticino si nascondono insidie che possono trasformare un acquisto routinario in un rischio concreto per la salute di chi soffre di intolleranza al lattosio o allergia alle proteine del latte. La questione degli allergeni nascosti nella ricotta merita un’attenzione particolare, soprattutto considerando che molti consumatori la scelgono proprio perché convinti che contenga meno lattosio rispetto ad altri derivati del latte.

Il paradosso della ricotta: meno lattosio ma non sempre sicura

La ricotta viene tradizionalmente prodotta dal siero di latte, un sottoprodotto della caseificazione che contiene effettivamente meno lattosio rispetto al latte intero, perché parte del lattosio rimane intrappolato nella cagliata destinata al formaggio. Questa caratteristica ha contribuito a diffondere l’idea che la ricotta sia meglio tollerata da chi è intollerante al lattosio. Le analisi nutrizionali mostrano però che la ricotta fresca può contenere ancora quantità significative di lattosio, in genere 2-4 grammi per 100 grammi a seconda del prodotto, valori che possono risultare problematici per i soggetti con intolleranza marcata.

Nella produzione industriale moderna, inoltre, possono essere aggiunti latte, panna o creme di latte per migliorare la resa, la consistenza e il sapore: questi ingredienti aumentano il contenuto complessivo di lattosio e proteine del latte, rendendo la ricotta inadatta a chi è fortemente intollerante o allergico. L’unico modo per valutare il rischio è leggere attentamente la lista degli ingredienti e, quando disponibile, il contenuto di lattosio dichiarato in etichetta.

Cosa si nasconde davvero nell’etichetta

L’etichetta della ricotta può rivelarsi un vero campo minato per chi deve prestare attenzione agli allergeni. La normativa europea sugli alimenti prevede l’obbligo di indicare in modo chiaro gli allergeni, tra cui il latte e i suoi derivati inclusi lattosio, siero di latte e caseine, all’interno dell’elenco ingredienti.

Oltre agli ingredienti principali, esistono diverse voci che dovrebbero far scattare un campanello d’allarme:

  • Latte, panna, latte in polvere o proteine del latte concentrate: vengono aggiunti per standardizzare il prodotto, aumentarne la resa e la cremosità; incrementano sia il contenuto di lattosio sia quello di proteine allergeniche come caseine e sieroproteine
  • Siero di latte dolce o acido: il siero di latte contiene naturalmente lattosio e proteine del latte; il contenuto di lattosio può variare in base al tipo di lavorazione, ma non è mai nullo
  • Correttori di acidità: in sé, come acido citrico o acido lattico di sintesi, non sono generalmente una fonte significativa di lattosio; tuttavia possono essere presenti in prodotti che contengono comunque lattosio per la presenza di ingredienti lattiero-caseari principali
  • La dicitura “può contenere tracce di”: indica un possibile rischio di contaminazione crociata con allergeni tra cui il latte durante la produzione, anche quando non sono usati come ingredienti diretti, e va considerata con estrema attenzione da chi ha allergie gravi

La differenza tra intolleranza e allergia: perché è fondamentale saperla

Esiste una distinzione cruciale che dovrebbe essere sempre chiara ai consumatori. L’intolleranza al lattosio è dovuta alla carenza dell’enzima lattasi nell’intestino tenue: in assenza di lattasi, il lattosio non digerito viene fermentato dalla flora batterica, causando gonfiore, dolori addominali, meteorismo e diarrea.

L’allergia alle proteine del latte, invece, è una reazione immunomediata alle proteine del latte vaccino, in particolare caseine e sieroproteine come beta-lattoglobulina e alfa-lattoalbumina, e può provocare sintomi cutanei, gastrointestinali, respiratori e, nei casi più gravi, anafilassi.

Nel caso della ricotta, entrambe le categorie di consumatori devono prestare attenzione, ma per motivi differenti. Chi è intollerante al lattosio deve valutare la quantità di lattosio residuo, che nella ricotta non è mai pari a zero a meno che non sia specificamente delattosata. Chi è allergico alle proteine del latte deve evitare completamente le proteine del latte, e quindi anche le sieroproteine che costituiscono la frazione proteica principale della ricotta.

Ricotta fresca versus ricotta confezionata: le differenze nascoste

La ricotta acquistata al banco gastronomia presenta caratteristiche diverse rispetto a quella confezionata industrialmente. La ricotta sfusa è spesso venduta senza etichetta dettagliata direttamente al banco: la normativa prevede che le informazioni sugli allergeni siano comunque rese disponibili tramite cartellonistica o schede, ma in pratica il consumatore può riceverle solo chiedendo al personale.

La ricotta confezionata, invece, deve per legge riportare la lista completa degli ingredienti e degli allergeni, oltre alla data di scadenza e alle condizioni di conservazione. In questi prodotti possono essere presenti conservanti e additivi tecnologici come correttori di acidità e stabilizzanti, oltre a ingredienti lattiero-caseari aggiuntivi quali latte, panna o siero in polvere, che possono modificare il contenuto di lattosio e la quantità di proteine del latte.

Le contaminazioni crociate: il rischio invisibile

Un aspetto spesso sottovalutato riguarda le contaminazioni crociate negli stabilimenti di produzione. La produzione di ricotta avviene quasi sempre in caseifici che lavorano anche altri prodotti lattiero-caseari: per questo la possibilità di contatto con latte, siero concentrato, latte in polvere o altri derivati è concreta.

Per chi soffre di allergia al latte mediata da IgE, anche quantità molto piccole di proteine del latte possono scatenare reazioni avverse, fino all’anafilassi. La legislazione europea consente e incoraggia l’uso di diciture precauzionali come “può contenere tracce di latte” o “prodotto in uno stabilimento che utilizza latte” quando il rischio di contaminazione non può essere escluso. Molti consumatori non sono pienamente consapevoli del fatto che queste indicazioni sono particolarmente rilevanti per le allergie, mentre lo sono meno per la semplice intolleranza al lattosio.

Come orientarsi nell’acquisto consapevole

Per muoversi con maggiore sicurezza tra gli scaffali del supermercato, è utile sviluppare alcune competenze di lettura critica delle etichette. Verificate sempre la lista completa degli ingredienti, non fermandovi al solo nome commerciale del prodotto. Privilegiate ricotte con composizioni semplici, idealmente costituite da siero di latte e sale, senza aggiunta di panna, creme o miscele proteiche aggiuntive, se volete ridurre il carico di lattosio e proteine.

Prestate particolare attenzione alle versioni “light”, “alta proteina” o “cremosa”, che spesso utilizzano tecnologie o ingredienti aggiuntivi come latte magro o proteine concentrate che aumentano la quota di proteine del latte, quindi il potenziale allergenico.

Per chi è intollerante al lattosio, va ricordato che anche la ricotta prodotta esclusivamente da siero di latte contiene comunque lattosio, seppure in genere in quantità inferiori rispetto a latte e molti formaggi freschi. I soggetti con intolleranza lieve o moderata possono talvolta tollerare piccole porzioni, mentre chi ha una forte sensibilità o segue una dieta rigorosamente senza lattosio dovrebbe orientarsi solo su prodotti esplicitamente “senza lattosio”, dove il lattosio è stato scisso enzimaticamente, o evitarla sulla base del parere del proprio medico o dietista.

Per chi soffre di allergia alle proteine del latte, la situazione è più netta: la ricotta è costituita principalmente da proteine del siero del latte e contiene comunque anche frazioni di caseine; di conseguenza non è considerata sicura e deve essere esclusa dalla dieta, a meno che uno specialista allergologo non indichi diversamente nell’ambito di specifici protocolli di tolleranza.

Il ruolo della trasparenza nell’industria alimentare

La normativa europea ha fatto passi avanti nel richiedere una dichiarazione chiara degli allergeni, ma numerosi studi di sanità pubblica segnalano che le informazioni in etichetta sono spesso poco comprensibili per il consumatore medio, a causa del linguaggio tecnico e della scarsa evidenza grafica. Organizzazioni scientifiche e associazioni di pazienti hanno proposto sistemi di etichettatura più intuitivi, come pittogrammi o codici colore standardizzati, per rendere immediatamente riconoscibili gli allergeni principali, inclusi latte e derivati.

In attesa di soluzioni più omogenee, la responsabilità di proteggere la propria salute ricade in larga parte sul consumatore, che deve leggere con attenzione ogni confezione, conoscere i nomi con cui il latte e i suoi derivati possono comparire in etichetta e chiedere informazioni aggiuntive quando acquista prodotti sfusi o al banco. La ricotta rimane un alimento nutrizionalmente interessante, grazie al suo contenuto di proteine di elevato valore biologico e alla relativa leggerezza in termini di grassi rispetto ad altri formaggi. Per chi ha intolleranza al lattosio o allergia al latte, però, deve essere acquistata o esclusa con piena cognizione di causa, valutando ogni volta etichetta, ingredienti e indicazioni sugli allergeni. La vostra salute merita quell’attenzione extra che trasforma un gesto quotidiano in una scelta consapevole.

Quando compri la ricotta controlli gli ingredienti in etichetta?
Sempre con attenzione massima
Solo se sono intollerante
Mai pensavo fosse semplice
A volte ma superficialmente
Non sapevo fosse importante

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